L e TAPPE di una
brillante carriera...

Renato inizia a muovere i primi passi nel mondo del calcio alle giovanili del Codogno, in terra lodigiana. Sono i primi anni ’60 quando viene scoperto da Giuseppe Meazza e di lì a poco finisce per approdare alle giovanili dell’ Inter .
Il 29 settembre del ’63, a soli 19 anni, il famoso esordio a San Siro, in occasione di Inter-Mantova (conclusasi con un 2-0 per i padroni di casa), gli permette di farsi conoscere al grande pubblico.
Questa data segnerà l’inizio di una brillante carriera, anche se l’annata non è delle migliori, soprattutto a causa di un brutto infortunio che lo vede fermo per alcuni mesi.
L’anno dopo viene ceduto in prestito al Genoa . Tornerà all’Inter la stagione successiva, per vincere, siamo nel ’65-’66, il Campionato e la Coppa Intercontinentale.
All’Inter del “mago” Helenio Herrera trascorre gli anni migliori della sua carriera, giocando al fianco di calciatori del calibro di Mazzola, Corso, Facchetti, Suarez, dai quali Renato ha sempre detto di aver imparato molto e ai quali si è spesso ispirato (dai dribbling di Mazzola, al modo di calciare di Suarez, al tocco vellutato di Corso…) oltre ad Armando Picchi che, scomparso ancora in giovane età, ricorda sempre con particolare affetto e nostalgia.
Soprattutto perché, come ripete spesso, per i giovani calciatori di allora Picchi era come un padre, dotato di una spiccata personalità di uomo, oltre che di calciatore e di un’ammirevole capacità di mettersi sempre a disposizione della squadra , soprattutto nei momenti più duri.
Ma è soprattutto la figura di Helenio Herrera a restare uno dei ricordi più belli nella memoria di Renato Cappellini, soprattutto per la stima reciproca e il feeling da subito instauratosi tra i due.
Per Renato il “mago” è stato un vate del calcio, un uomo stravagante e nel medesimo tempo affascinante: un innovatore nel vero senso della parola.
Quando gli si parla di Helenio Herrera, ripete sempre, con un pizzico di commozione, che ha avuto il grande merito di portare in Italia un calcio nuovo, basato su un inedito sistema di preparazione incentrato sul pallone, spezzando così i canoni del calcio tradizionale e valorizzando al contempo la figura dell’allenatore, dei giocatori e persino dei giornalisti.
Nel ’66-’67 Renato riceve uno dei premi più ambiti da ciascun giocatore: il calciatore d’oro .

Lo storico goal di Renato con il Real Madrid nel 1967.
(Lo storico goal di Renato con il Real Madrid nel 1967.)
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Il famoso gol contro il Real Madrid in Coppa dei Campioni è destinato a rimanere impresso nella memoria collettiva e Renato è ormai un astro nel panorama del calcio italiano, oltre che un mito per i tifosi interisti, nonostante la sua squadra sia destinata a subire un colpo d’arresto.
Persi il campionato (arrivando seconda dopo la Juve), la finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic Lisbona e la Coppa Italia col Mantova, il tutto nel giro di pochi giorni, l’Inter piomba, infatti, in una fase di crisi.
Nel ’67 Renato veste anche la maglia azzurra della Nazionale , giocando due partite e segnando un gol contro il Portogallo.
Dopo la vittoria del campionato d’Europa del 1968, nonostante le rassicurazioni del Presidente Fraizzoli, subentrato a Moratti, viene ceduto al Varese, per poi andare, nel ’69, alla Roma , dove Helenio Herrera ha fatto di tutto per averlo nella sua squadra.
Sempre nel ’69, il 2 di giugno, Renato sposa a Soncino la fidanzata Gabriella, anche lei di Soncino, dalla quale, l’anno successivo avrà il primo figlio: Gianluca .
Alla Roma resta per cinque stagioni, giocando spesso come ala destra, secondo le direttive dello stesso Herrera, totalizzando in tutto 26 reti.
Gli anni che Renato trascorre nella capitale resteranno per lui indimenticabili, soprattutto per la nascita di grandi amicizie, mantenute sino ad oggi, e per via del calore dei tifosi giallorossi che dimostrano, tuttora, in varie occasioni, affetto ed interesse nei suoi confronti.
Nel 1974 è, invece, la volta della Fiorentina, ma per brevissimo tempo: nel novembre dello stesso anno, infatti, viene ceduto al Como , dove ha la grande soddisfazione di vedere la sua squadra approdare in serie A, dopo anni di militanza in categorie inferiori.
Ultima tappa di questa folgorante carriera: Chiasso , in Svizzera. In questo periodo Renato matura la decisione di attaccare le scarpe al chiodo, abbandonando definitivamente i campi da calcio, che calpesterà, di lì in avanti, solo come allenatore.

 

...la carriera di AllenatorE

Lasciato il mondo del calcio professionistico, Renato decide di fare ritorno, questa volta definitivamente, a Soncino, dove nel ’77 apre un negozio di articoli sportivi, mentre l’anno seguente nasce la figlia Cristina .
Nel frattempo inizia la sua esperienza da allenatore-giocatore della squadra locale, contribuendo con gli ultimi gol alla vittoria del campionato. Ottenuti risultati ottimi viene quindi ingaggiato come allenatore dall’Ospitaletto calcio (BS), per occuparsi del settore giovanile, passando poi alla prima squadra, in serie C1.
Poi é la volta del Brescia , dove rimane per cinque anni ad allenare il settore giovanile, crescendo alcune giovani promesse del calcio professionistico locale. Seguono le esperienze di Darfo, sempre in terra bresciana, e di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, oltre alle più recenti esperienze in squadre dilettantistiche della zona, dove termina l’esperienza di allenatore.
Nel frattempo Renato partecipa a diverse trasmissioni televisive , soprattutto locali, in qualità di commentatore. Più recente, invece, l’esperienza vissuta, per due anni, come osservatore per il Venezia calcio.

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